Inclusione e accessibilità sono concetti di cui, per fortuna, sentiamo parlare sempre più spesso. Alcuni settori, come la progettazione architettonica e il design degli interni, sono sempre più interessati da queste tematiche e possono fornire soluzioni utili per stimolare l’integrazione, la convivenza e la partecipazione delle persone ai luoghi di vita, di lavoro e di studio. La progettazione inclusiva fornisce infatti l’opportunità di muoversi all’interno di contesti comuni sicuri e attenti ai bisogni di tutti. Questo vale anche e soprattutto per le scuole, luoghi di aggregazione e apprendimento, dove una costruzione attenta degli spazi e degli arredi può favorire il senso di identità e appartenenza dei più piccoli, con effetti positivi anche sul loro percorso formativo.
Vediamo di cosa si tratta, soffermandoci anche sulla nostra esperienza con il progetto SpInLAB (Spazi Inclusivi di Laboratorio per modelli didattici innovativi).
Cosa significa progettazione inclusiva
Il design inclusivo prevede la realizzazione di spazi, arredi e oggetti accessibili a tutti, in qualunque momento e situazione. Questo approccio tiene conto delle caratteristiche e delle specificità di ciascuno, comprese eventuali limitazioni permanenti o temporanee (come una gamba ingessata, ad esempio). L’inclusive design non si basa solo su elementi legati alla salute o alle condizioni fisiche dei soggetti destinatari, ma anche su aspetti come l’età, il genere, la lingua, la cultura, la religione.
L’obiettivo è offrire servizi e luoghi fruibili da un’ampia varietà di persone, senza dover intervenire con azioni correttive e personalizzate successive. Ecco perché molto spesso il design inclusivo prevede il coinvolgimento diretto dei suoi destinatari fin dalle fasi di ideazione e pianificazione.
Il design inclusivo nelle scuole
La progettazione inclusiva nelle scuole si riferisce alla creazione di spazi fisici ed educativi che siano accoglienti, sicuri, di supporto e che promuovano modalità di apprendimento individuali e diverse per ogni bambino (Seydel, 2018), indipendentemente dalla loro condizione fisica, mentale o sociale. L’obiettivo è permettere a ogni studente di partecipare pienamente alla vita scolastica, sfruttando al meglio le proprie capacità.
Negli studi recenti sulla configurazione degli spazi scolastici per una didattica innovativa e inclusiva, si parla esplicitamente di modello educativo del XXI secolo, definito come permanente, localizzato, autentico, esplorativo, collaborativo e auto-diretto.
Il fulcro di questa impostazione è la centralità e la partecipazione attiva dello studente che deve essere libero di scoprire anche attraverso il corpo e i sensi primari per assecondare le proprie attitudini. Un’innovazione pedagogica profonda che necessita di un’altrettanto profonda trasformazione degli spazi, privi di barriere architettoniche e promotori di interazione e senso di comunità.
La situazione in Italia
Secondo i dati del 2022/2023, in Italia il 60% degli edifici scolastici presenta ancora barriere architettoniche. Nonostante l’impegno di alcuni istituti di dotarsi di ausili senso-percettivi (Istat 2023), gli interventi strutturali sono spesso pensati unicamente per rispondere a esigenze fisiche, trascurando criticità meno visibili – ma altrettanto significative – che ostacolano l’inclusione e la piena partecipazione di tutti gli studenti al percorso scolastico. Infatti, sebbene le disabilità motorie vadano tenute in considerazione, è necessario ricordare anche che un numero piuttosto elevato di alunni presenta Bisogni Educativi Speciali (BES). Tra questi (l’8% del totale, con un aumento del 23% negli ultimi quattro anni) circa la metà affronta disturbi dell’apprendimento, ma molti altri si trovano in difficoltà a causa di condizioni legate al contesto socio-economico, linguistico e culturale di partenza.
I benefici della progettazione scolastica inclusiva
La scuola è luogo di socializzazione e incontro (tra studenti ma anche tra loro e gli adulti), didattica ed educazione. Piani che vengono incoraggiati da una progettazione attenta e inclusiva, che comprende e supera la mera accessibilità fisica.
La qualità dello spazio scolastico (ad esempio, il livello di rumore o luce) ha un impatto diretto sul benessere, sul comportamento e sull’apprendimento degli studenti, in particolare per coloro che necessitano di maggiore supporto.
L’ambiente fisico è infatti considerato il “terzo educatore” e un “generatore di relazioni” tra pari e tra alunni e insegnanti, e contribuisce alla costruzione di una comunità scolastica coesa e partecipata.
Inoltre, le soluzioni progettuali inclusive possono aumentare l’attenzione e la concentrazione di tutti i bambini, facilitando l’apprendimento in un contesto agevolato.
Ma da dove si comincia per realizzare un ambiente davvero orientato all’inclusione?
La partecipazione nel processo di progettazione: il caso SpInLAB
Come anticipato, l’inclusione può iniziare dallo stesso processo progettuale, coinvolgendo attivamente i destinatari degli spazi e dei servizi secondo l’idea di progetto come “pratica sociale” e scambio prezioso di conoscenze.
È così che abbiamo condotto il progetto SpInLAB, nato dalla collaborazione tra ricercatori del Dipartimento di Architettura (DIDA) dell’Università di Firenze e un gruppo di scuole primarie fiorentine. Un percorso educativo pilota per l’integrazione scolastica e lo sviluppo delle potenzialità dei minori con disabilità e BES nella fascia di età 6-11. Alla prima attività di studio e analisi, è seguita infatti una seconda fase – articolata in più momenti – di ascolto delle necessità e delle aspirazioni di docenti e alunni, e di dialogo attivo. La partecipazione dei bambini e degli insegnanti ha fatto emergere esigenze a volte inaspettate e ha fornito ispirazioni su come gli spazi educativi possano favorire il benessere e l’apprendimento attraverso la chiave del divertimento.
Grazie a tecniche di co-design siamo riusciti infatti a evidenziare i bisogni specifici, definire i requisiti di comfort indoor (luminosità, rumore, ventilazione, ecc.) e di “Design for All” (accessibilità, sicurezza, ecc.) attesi, e a sviluppare soluzioni per un ambiente polifunzionale, flessibile, di supporto e multisensoriale.
Quanto fatto sinora ci ha permesso di definire caratteristiche e requisiti propri di un’area laboratoriale davvero inclusiva.
Caratteristiche degli spazi scolastici inclusivi
Attraverso modalità di confronto diversificate per gruppo di lavoro (focus group con i docenti, attività individuali e collettive con i bambini), è stato ricavato un quadro esigenziale dettagliato, dove le indicazioni di grandi e piccoli spesso coincidono.
Il nuovo laboratorio deve essere:
- flessibile e adattabile: con spazi mobili, agili, polivalenti, fluidi e diversificati. Questo consente agli studenti di muoversi liberamente, fare scelte, lavorare in gruppo o da soli e persino “auto-costruire” lo spazio attraverso arredi adattabili. Il gioco e il divertimento sono stati sottolineati come componenti essenziali della vita scolastica, accanto anche a momenti dedicati al riposo e al sonno;
- multisensoriale: gli ambienti dovrebbero favorire la scoperta e l’apprendimento attraverso tutti i sensi;
- confortevole anche a livello percettivo: gli insegnanti hanno evidenziato la necessità di un ambiente accogliente, morbido, con comfort acustico e visivo, dove sia possibile controllare la luce (naturale e artificiale) e regolare gli stimoli sensoriali. Le pareti possono avere colori neutri per non sovraccaricare visivamente, con accenti di colore per funzioni specifiche;
- differenziato per aree o “isole” in base alla funzione e al grado di stimolo sensoriale previsto. Ad esempio: aree per attività a basso o alto stimolo, spazi per il lavoro di gruppo o individuale, zone per il relax e la regolazione sensoriale, come le sensory room. È emersa inoltre la richiesta di un ambiente filtro all’ingresso con una doppia funzione: da una parte, come luogo di deposito per riporre zaini, materiali e indumenti; dall’altra come zona di transizione graduale pre-ingresso, capace di ridurre il sovraccarico visivo e aiutare l’equilibrio sensoriale;
- riconoscibile, ovvero facile da individuare anche dall’esterno attraverso interventi grafici distintivi e identitari (colori, loghi, indicazioni, ecc.);
- attrezzato con pareti interattive (per scrivere, disegnare, esporre lavori), contenitori per materiale didattico (accessibili ma non sovrastimolanti), una parete per videoproiezioni per didattica immersiva, tappeti morbidi per lavorare a terra e un palco per esibirsi. Gli arredi dovrebbero essere facilmente spostabili, modulari e impilabili, con angoli smussati per garantire comodità e sicurezza.
A proposito di arredi, quando abbiamo chiesto agli insegnanti quale oggetto, da progettare insieme, potrebbe rappresentare la sintesi perfetta dell’iniziativa, ci hanno risposto “un banco/contenitore modulare”: concepito per essere “un’isola accogliente e flessibile di lavoro”, simboleggia l’inclusione perché permette a tutti i bambini di lavorare sia individualmente che in gruppo.



Lo spazio è stato completato e inaugurato il 5 aprile 2025. Attualmente siamo impegnati nella fase di validazione e test da parte degli insegnanti: sarà interessante verificare se gli interventi attuati saranno giudicati efficaci e migliorativi per la qualità dell’apprendimento.



