Innovare l’educazione: i benefici delle stanze sensoriali nelle scuole

Che gli spazi scolastici siano progettati per essere sicuri e accessibili è (o dovrebbe essere) un dato di fatto. Lo stesso non si può dire però per quanto riguarda l’inclusione, ovvero l’opportunità per tutti gli alunni di qualunque condizione fisica, mentale o sociale, “di partecipare a tutta la vita scolastica al massimo livello delle loro abilità” (Mcallister e Hadjri, 2013).
Un’opportunità che sarebbe garantita anche dalla progettazione e realizzazione di spazi per l’educazione inclusivi, dove favorire l’integrazione di tutti i bambini, compresi quelli con Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) o Bisogni Educativi Speciali (BES). 

Sono numerosi infatti gli studi che confermano l’influenza dell’ambiente scolastico sull’apprendimento, il benessere e il comfort del bambino (e degli insegnanti).  

Alcuni di questi propongono soluzioni e suggerimenti che potrebbero avere effetti positivi sul singolo individuo e sulla comunità scolastica in generale: vediamo di cosa si tratta. 

Una fotografia della situazione scolastica italiana

Nel 2021/22 è stato rilevato un aumento del 5% in più rispetto all’anno precedente di studenti con disabilità, per un totale di più di 316 mila ragazzi. Salgono anche i casi di alunni con Bisogni Educativi Speciali (8%). Disturbi dell’apprendimento o problemi dovuti all’ambiente socio-economico, linguistico e culturale di provenienza coinvolgono invece più della metà dei giovani. Il 64% delle scuole italiane presenta barriere fisiche e solo poche hanno adottato ausili senso-percettivi (Istat, 2022). Questi adempimenti riguardano comunque solo disabilità di tipo fisico; non assicurano una fruizione ottimale degli spazi né rendono l’ambiente di apprendimento inclusivo (Weyland e Galletti, 2018).
In altre parole, pur adattandosi alle esigenze di alunni con mobilità ridotta, gli edifici scolastici non tengono ancora conto delle esigenze specifiche di tutti gli studenti

Progettazione inclusiva delle scuole: il ruolo delle sensory room

Ricerche scientifiche e sperimentazioni sul campo a livello internazionale offrono un’indicazione esaustiva delle linee guida e dei parametri per la progettazione inclusiva: una pratica che incoraggia l’apprendimento, la concentrazione e la socializzazione, contribuendo a creare un ambiente positivo per tutta la comunità scolastica.  

In questo quadro, un ruolo chiave è attribuito alle sensory room, stanze multisensoriali dinamiche e personalizzabili per il riequilibrio sensoriale.  

Sensory room per il benessere psicofisico del bambino

Il benessere fisico è uno dei fattori principali da considerare durante la progettazione di spazi destinati all’educazione dei bambini. L’uso di materiali naturali, non tossici, facili da lavare e igienizzare e che non accumulino polvere è essenziale per garantire la salubrità dell’ambiente. Lo stesso vale per il livello di ventilazione e il ricambio d’aria, la regolazione della temperatura e degli odori, che potrebbero infastidire a livello sensoriale. 

Allo stesso tempo, non va però trascurato il benessere “psico-emotivo”, che può essere raggiunto grazie a spazi multisensoriali. Luoghi di calma – o escape space – dove il bambino può rifugiarsi per ricalibrare le situazioni di sovraccarico sensoriale. Possono essere collocati in corrispondenza del corridoio o negli ambienti in cui i bambini sono sottoposti a stress sociale e sensoriale; ma anche all’interno o in comunicazione diretta con le aule, per consentire facilmente al bambino di isolarsi qualche minuto in uno spazio raccolto e controllato.

Le sensory room favoriscono dunque il raggiungimento di uno stato di quiete, ma anche lo sviluppo e l’esplorazione di diverse esperienze sensoriali, a vantaggio dell’inclusione e dell’integrazione dei bambini (Vogel, 2008; Khare, Mullick, 2009; Sanchez, Vazquez, Serrano, 2011; Mostafa, 2014). Questi spazi possono essere infatti molto utili perché aiutando a riequilibrarsi permettono di “accettare” gli altri più facilmente. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il risultato è dunque una promozione delle relazioni sociali, piuttosto che l’isolamento del singolo (Vogel, 2008). 

Alcuni studi propongono inoltre il ricorso ad un giardino sensoriale all’esterno dell’edificio come soluzione di transizione da uno spazio sovrastimolante a un altro, utile per il riassetto sensoriale. Ma anche come ambito di sperimentazione per il bambino attraverso la grande varietà di spazi e stimoli (percorsi strutturati, giochi d’acqua, diversi materiali e erbe aromatiche..).

Altri criteri per la progettazione inclusiva

Le stanze sensoriali si inseriscono in un contesto più ampio di interventi e criteri per la progettazione inclusiva delle scuole. 

Questi comprendono anche: 

  • la distribuzione delle aree per separare le funzioni ad alto stimolo sensoriale da quelle a basso livello – Sensory Zoning – prevedendo anche spazi di transizione o “filtro”, come guardaroba e passaggi intermedi, che consentano al bambino di prepararsi all’attività didattica o di stimolo; 
  • il benessere acustico con riduzione dell’eco e del riverbero; 
  • il benessere visivo: meglio optare inoltre per luci naturali, colori neutri e una distinzione discreta e funzionale tra soffitto e pavimento, ricorrendo anche a tende e oscuranti; 
  • la flessibilità e adattabilità degli ambienti, che devono potersi piegare all’uso sia di gruppi estesi che di piccoli nuclei di lavoro anche attraverso mobilio componibile e distinzione delle aree interne; 
  • la sicurezza, che si manifesta anche nella visibilità massima per favorire il controllo da parte di educatori e insegnanti, oltre che in luoghi di gioco protetti (soprattutto se all’aperto) e arredi, materiali e dispositivi adeguatamente progettati e manutenuti; 
  • la facilità di orientamento, attraverso indicazioni chiare e comprensibili, percorsi accessibili e semplici da individuare; 
  • spazi che promuovono il movimento libero del bambino, che deve essere libero spostarsi in autonomia e di scegliere percorsi alternativi in un processo di autodefinizione importante per l’apprendimento; 
  • la creazione di spazi favorevoli allo svago, alla relazione interpersonale e alla psicomotricità come aree gioco e palestre, ma anche al riposo e alla quiete

La strutturazione dell’ambiente scolastico merita dunque un’attenzione particolare, soprattutto nell’ottica inclusiva di progettare spazi e utilizzare strumenti didattici adeguati “per tutti”. In questo senso, non deve essere il bambino con autismo (o altri bisogni speciali) ad adattarsi alla scuola, ma l’istituto scolastico a eliminare le barriere e promuovere una configurazione tale da favorire l’apprendimento del bambino. 

In questo senso, l’inclusione si sostituisce al concetto di integrazione: l’allievo con disabilità (o con altre difficoltà) non è un ospite nella scuola e nella classe, ma parte della stessa.
Se ti interessano questi temi o vuoi conoscere meglio le potenzialità delle stanze sensoriali in ambito scolastico, contattaci: saremo felici di approfondire insieme l’argomento.